Per anni l’ERP ha registrato dati, oggi aiuta a decidere e a governare la complessità

Scritto da: Redazione SAEP


Foto di Candido Balzaretti che racconta come é cambiato il ruolo dell'ERP nelle aziende italiane

L’innovazione viene spesso raccontata come una corsa continua verso il nuovo: cloud, intelligenza artificiale, analisi predittiva, e tanto altro. Ma c’è un altro punto di vista, quello di chi queste trasformazioni le ha vissute, lavorando ogni giorno sui processi reali delle aziende.

Candido Balzaretti, Product Manager di SAEP Informatica, da oltre vent’anni lavora nel mondo ERP attraversando evoluzioni tecnologiche e trasformazioni del tessuto industriale italiano.

Lo abbiamo incontrato per capire come è cambiato il ruolo dell’ERP e perché oggi, più che mai, la differenza non la fa solo la tecnologia, ma il modo in cui viene costruita e fatta evolvere nel tempo.

Raccontaci di te e di cosa ti occupi in SAEP Informatica.

Il mio percorso nel mondo dei gestionali parte nel 1996, ma in realtà era già iniziato prima. Mentre studiavo, avevo fondato una piccola software house che sviluppava soluzioni per il settore abbigliamento.

Da lì ho sempre lavorato nello stesso mondo, ma da angolazioni diverse: sviluppo, verticalizzazioni, partnership, system integration. Ho seguito l’evoluzione degli ERP dalla fascia piccola alla media impresa, attraversando il passaggio ai database relazionali, fino ad arrivare alle soluzioni più strutturate e al cloud.

Questo mi ha permesso di vedere non solo l’evoluzione della tecnologia, ma soprattutto quella delle aziende e dei loro processi.

Oggi in SAEP mi occupo di prodotto e cerco di fare proprio questo: mettere in relazione ciò che le aziende chiedono, spesso in modo non ancora strutturato, con uno sviluppo software che abbia senso nel tempo e non solo nell’immediato.

Come sono cambiate, negli ultimi anni, le esigenze delle aziende rispetto a un software ERP?

Fino a una decina di anni fa l’ERP copriva solo una parte della gestione. Anche in aziende strutturate, molte decisioni venivano prese “fuori sistema”, spesso con un file Excel che diventava di fatto lo strumento di pianificazione.

La PMI italiana ha sempre avuto un grande vantaggio: la flessibilità. Quella stessa flessibilità, per decenni, ha compensato la mancanza di strumenti realmente strutturati.

Poi qualcosa è cambiato.

La globalizzazione, la pressione sui margini e la necessità di ridurre i livelli di magazzino hanno reso evidente un limite: non si può più pianificare “a vista”. Oggi ti fai molto male. Bisogna sapere quando produrre, quando acquistare, con quali tempi e con quale impatto economico.

Ricordo un confronto intorno al 2015 con un professore dell’Università Carlo Cattaneo. Analizzando anche aziende importanti, emergeva come molte di queste esigenze fossero ancora sottovalutate. In alcuni casi, l’approccio si fermava a livello teorico senza un effettivo riscontro nella quotidianità operativa.

Oggi sempre meno.

Le aziende chiedono strumenti che le aiutino a governare la complessità, non solo a registrarla. E questo ha alzato drasticamente le aspettative verso gli ERP. Quello che prima era un’esigenza di pochi, oggi è diventato lo standard.

L’ERP viene spesso definito come il “cuore informativo” dell’azienda. In che modo questa visione viene interpretata dalla Suite SAEP?

Oggi il dato non è visto solo come una conseguenza di un processo. È diventato un asset su cui si prendono decisioni operative e strategiche.

Negli ultimi anni questo cambio di prospettiva è stato accelerato da due fattori. Da un lato, una maggiore esposizione alla tecnologia di imprenditori e manager continuamente a contatto con temi come intelligenza artificiale, business intelligence, integrazione. Dall’altro, una crescente pressione competitiva che rende necessario avere informazioni affidabili e tempestive.

In questo scenario, la Suite ERP SAEP ha un vantaggio particolare. È il risultato di un’evoluzione continua che dura da oltre quarant’anni.

Molte delle funzionalità che oggi vengono percepite come “innovative”, dalla gestione avanzata della produzione alla necessità di integrazione tra dati e processi, sono in realtà esigenze che alcune aziende avevano già espresso in passato. E che, nel tempo, sono state incorporate nella nostra Suite.

Questo significa che oggi SAEP si trova con un'ampia copertura funzionale, già consolidata e coerente, pronta a rispondere a bisogni che nel frattempo sono diventati diffusi.

Qual è la filosofia che orienta lo sviluppo della Suite ERP SAEP?

La nostra filosofia di sviluppo si basa su due elementi che, presi singolarmente, non sono nuovi. Insieme però fanno la differenza: ampiezza funzionale e attenzione al cliente.

Da un lato, c’è una copertura molto estesa dei processi. Non perché sia stata progettata a tavolino, ma perché negli anni si è arricchita rispondendo a esigenze reali, spesso molto specifiche. Questo oggi consente di partire da una base già solida, evitando di dover costruire ogni volta il sistema intorno al cliente.

Dall’altro lato, c’è un approccio consulenziale che ci permette di adattare e modellare ciò che esiste per ottenere la massima efficienza sui processi.

In questo equilibrio, un ruolo chiave lo gioca il fatto di essere produttori di una software con una profonda parametrizzazione. Le esigenze che emergono nei progetti non si fermano a personalizzazioni estemporanee, ma diventano parte dello standard.

Questo ha generato un circolo virtuoso: ogni progetto arricchisce la piattaforma, e ogni nuova implementazione parte da un livello più alto. Il risultato è un sistema che cresce insieme alle aziende che lo utilizzano.

Che ruolo hanno i clienti, dagli utenti operativi al management, nell’evoluzione del vostro software?

Il ruolo del cliente è centrale, ma non nel senso un po' abusato della parola “partnership”. Nei progetti ERP significa condividere la responsabilità del cambiamento.

Le implementazioni che funzionano meglio sono quelle in cui l’azienda cliente è consapevole che sta mettendo in discussione il modo in cui lavora. Questo richiede figure interne, soprattutto nel management, che abbiano la capacità e l’autorevolezza di guidare il percorso.

Gli “sponsor” interni sono fondamentali proprio per questo. Senza una visione chiara del perché si sta facendo il progetto, il rischio è di trovarsi a gestire resistenze diffuse, spesso legate più alle abitudini che a reali criticità del sistema.

Allo stesso tempo, il coinvolgimento non può fermarsi ai livelli decisionali. Gli utenti operativi sono quelli che utilizzano il sistema ogni giorno e che vivono più direttamente il cambiamento.

C’è poi un tema più ampio, che riguarda la cultura digitale. In molte realtà, soprattutto nella media impresa italiana, non è un elemento scontato. Per questo il nostro ruolo è anche portare modelli, esempi e best practice, aiutando l’azienda a sviluppare una propria visione di digital transformation.

Perché un progetto ERP non si esaurisce con il go-live. È l’inizio di un percorso di evoluzione continua.

Qual è il profilo delle aziende che trovano nella Suite SAEP la risposta più efficace?

La Suite ERP SAEP trova il suo contesto ideale nelle aziende manifatturiere, in particolare nella produzione discreta: realtà che costruiscono prodotti composti da più componenti e che devono gestire in modo preciso distinte base, cicli produttivi e varianti.

È in questo tipo di contesti che negli anni si sono sviluppate molte delle funzionalità più avanzate della nostra piattaforma, grazie al confronto continuo con eccellenze che operano in settori come la manifattura, l’automotive e la componentistica.

Questo non significa lavorare su verticali rigidi, ma aver maturato una conoscenza concreta dei processi che caratterizzano quel tipo di produzione. Una conoscenza che oggi si traduce in strumenti già pronti e coerenti con le esigenze operative.

Un altro elemento distintivo è l’approccio all’integrazione. In passato si era diffusa l’idea di costruire il sistema informativo scegliendo il “migliore software” per ogni singola necessità. Nel tempo, però, molte aziende hanno sperimentato complessità, costi di integrazione e difficoltà nel mantenere allineati sistemi diversi.

Oggi la logica è più pragmatica: partire da una piattaforma ampia e integrata, ricorrendo a soluzioni esterne solo quando portano un reale vantaggio.

In questo senso, la Suite SAEP offre un ambiente dove tutti i principali processi aziendali dialogano in modo nativo. Il risultato è una significativa riduzione delle inefficienze che spesso emergono quando sistemi diversi devono essere “tenuti insieme”.

In conclusione, cosa diresti a un’azienda che sta valutando oggi un nuovo ERP? Cosa distingue davvero SAEP?

Oggi le medie aziende cercano sempre meno un ERP “generico”. Vogliono una piattaforma che sia già in grado di coprire i processi in modo completo, senza dover essere continuamente estesa o ricostruita.

La differenza non sta tanto nel numero di funzionalità, ma nel modo in cui queste sono state costruite e integrate. La Suite ERP SAEP ha una copertura ampia, maturata negli anni, combinata con la capacità di adattarsi senza diventare complessa.

Il nostro obiettivo non è offrire tutto, ma solo ciò che serve. E quel “ciò che serve” lo abbiamo già affrontato in contesti reali.

È un approccio che unisce esperienza e concretezza. Da un lato una base funzionale solida, dall’altro la capacità di accompagnare l’azienda senza costringerla a rincorrere continuamente nuove soluzioni.

Implementare un ERP è come costruire la propria casa: servono fondamenta solide e la capacità di vedere il risultato finale anche quando ci sono solo le prime pareti. Non tutto serve a stare bene in quella casa, va saputo scegliere cosa fare e cosa non fare.

SAEP ti aiuta a costruire quella casa fino al tetto.

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