Il 18 Marzo si è tenuto 'Dai Big Data Analytics alla Data Driven Company', l'evento organizzato da Soiel sui temi dei Big Data, dei modelli di business digitali e sulle potenzialità delle nuove tecnologie emergenti. Noi vi abbiamo partecipato tramite il nostro relatore di fiducia, Federico Rusconi, Head of Marketing e Sales del Gruppo SAEP.
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Il 18 Marzo abbiamo partecipato all'evento 'Dai Big Data Analytics alla Data Driven Company' organizzato da Soiel, il gruppo editoriale responsabile di testate verticali su argomenti aziendali come Executive IT e Office Automation.

Tema dell'evento sono stati i Big Data e i nuovi modelli di business che si sono sviluppati grazie all'impiego di queste tecnologie. Con la partecipazione di docenti, professionisti ed esperti del settore , l'evento organizzato da Soiel International ha cercato di dare una risposta a una serie di domande:

  • cosa significa Data-Driven Company e come è possibile diventarlo;
  • quali sono le potenzialità di queste grandi moli di dati e come impiegarli efficacemente in azienda;
  • quali nuove tecnologie e metodi vengono impiegati nei framework di analisi dei dati oggi;
  • chi è il Data Scientist, come si forma e quali sono i suoi compiti;
  • come è possibile trasformare le architetture dati in strutture aperte, flessibili e scalabili.

Un appuntamento interessante che ci ha visto nuovamente impegnati nei panni di Federico Rusconi, Head of Marketing e Sales del Gruppo SAEP. Per l'occasione abbiamo deciso di affrontare il tema da una prospettiva diversa, ovvero quello dei pericoli e dei rischi connessi all'impiego massiccio di dati nelle aziende e nella società: ampio spazio nella trattazione è stato poi riservato alle persone, al loro ruolo nella società digitalizzata e quali scenari potrebbe riservarci il futuro.

Come di consueto abbiamo realizzato un breve estratto dell'intervento, in modo da permettere la lettura anche a coloro i quali non hanno potuto partecipare all'evento, altrimenti trovate la presentazione pdf scaricabile a questo link. Buona lettura!

Dall'Industry 4.0 alle Data Driven Company

Su queste pagine abbiamo più volte discusso di Industry 4.0: con questo termine intendiamo una nuova rivoluzione tecnologica e industriale causata da un insieme di cambiamenti, che concorrono a ridefinire i modelli di business e le metodologie di produzione, grazie all'impiego dei dati e della automazione industriale.

I dati rappresentano infatti una risorsa vitale per le imprese, che possono utilizzarli per efficientare i propri processi aziendali (dalle metodologie di produzione al decision making), disegnare nuovi modelli di business e ottenere importanti insights sul mercato, sui consumatori e sulle loro abitudini e desideri. Nuove tecnologie come AI, IoT e BI (Intelligenza Artificiale, Internet of Things e Business Intelligence) iniziano ad essere adottate massicciamente, richiedendo nuove competenze e figure professionali (Web Developers, Data Scientist, Innovation Managers).

Per le aziende questo si traduce in un nuovo approccio data driven, un’opportunità imperdibile per guidare sempre più efficacemente i propri sforzi: grazie alla gestione di questi dati dati le aziende possono ottenere moltissimi vantaggi, come la possibilità di orchestrare gli sforzi in maniera sempre più efficace per assicurare una crescita sostenibile o rivedere i propri modelli di business e i processi di creazione del valore aziendale.

La società digitale e i rischi connessi

L’uso e le modalità di acquisizione dei dati aprono però grossi margini di discussione sulle possibili implementazioni nella società moderna. In questi contesti digitalizzati, tutto produce dati: queste informazioni possono essere utilizzate, come abbiamo detto, per un'ampia gamma di scopi. Si pensi ad esempio alla possibilità di comprendere quale configurazione di un'offerta o di un prodotto abbia più possibilità di conversione, oppure quali contenuti riteniamo più interessanti sui feed che ci vengono proposti nei social media.

Oggi la tecnologia è in grado di leggere e interpretare una vasta gamma di informazioni che riceve dagli esseri umani attraverso l’uso di social, tecnologie biometriche, gadget wearable e molto altro. Questo enorme flusso di dati che viene dato in pasto agli algoritmi non è solo in grado di offrire grandi quantità di informazioni su di noi, ma anche di prevedere cambiamenti, desideri e aspettative prima che queste si manifestino chiaramente ai nostri occhi. Sulla base di ciò che visualizzano, gli algoritmi sono in grado di apprendere sempre di più sul nostro conto e potranno utilizzare queste informazioni per determinare molti aspetti della nostra vita.

Molti studi sono stati condotti sulla non-neutralità della tecnologia: con questo termine si intende il perpetrare di bias e pregiudizi, tipici degli esseri umani, nella tecnologia che impieghiamo ogni giorno.
Uno degli esempi più lampanti di questi meccanismi è rappresentato dall'ondata di fake news che ha investito i media tutto il mondo qualche anno fa: gli algoritmi, attraverso l'analisi delle notizie più cliccate e condivise, hanno diffuso e dato visibilità a notizie false, realizzate ad arte per essere condivise e monetizzate tramite pubblicità.

Un'altro tema molto sentito è quello che riguarda i progressi in materia di biotecnologie e relative applicazioni per gli essere umani. Lo sviluppo e la combinazione di Intelligenze Artificiali e biotecnologia ha come conseguenza che siamo vicini al punto in cui è possibile ‘hackerare’ gli esseri umani. Combinando la nostra comprensione della biologia (specialmente delle scienze cognitive) con la sempre crescente potenza computazionale a disposizione e gli algoritmi di Machine Learning è possibile predire le scelte, comprendere le emozioni degli esseri umani e quindi manipolarle.

Nuove competenze per una transizione costante

L’impiego massiccio della tecnologia nel nostro quotidiano ha poi effetti e ricadute sulle nostre capacità cognitive e di relazione con l'esterno. Se prima per orientarci potevamo fare affidamento sulle mappe e sul nostro senso dell’orientamento, da qualche tempo possiamo contare su strumenti come Google Maps o Waze. A lungo andare, il non impiego di un senso (come quello dell'orientamento) in favore di tecnologie che risolvo l'esigenza alla radice potrebbe atrofizzare queste capacità. Un altro effetto sulle nostre capacità cognitive è dovuto al sovraccarico informativo: viviamo costantemente inondati dalle informazioni, con pesanti conseguenze sulla nostra attenzione e capacità di concentrazione.

In questo contesto, la digitalizzazione entra in tutti gli aspetti della vita sociale e aziendale, mutando e accelerando la transizione a nuovi contesti: flessibilità, capacità di adattamento e rapidità di reazione diventano quindi fondamentali. Diventa perciò necessario adottare un mindset prono al cambiamento costante, all’incertezza e alla rapidità. E’ necessario rivedere e svecchiare i percorsi di apprendimento, in modo da garantire nelle nuove generazioni la comparsa di skill adeguate alla gestione della complessità. Tra le capacità più importanti troviamo ad esempio l’intelligenza emotiva e la flessibilità mentale.

Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello rappresentato dall’adozione a livello di società di percorsi di Lifelong Learning: con il passaggio a un contesto in perenne mutamento, la formazione non può più fermarsi ma deve coprire l'intero arco di vita di un individuo, in modo da prepararlo a cambiamenti futuri ed imprevisti.

Questa costante transizione, sospinta dall'innovazione tecnologica, richiede poi una importante attitudine al cambiamento negli individui e nelle società: con il termine Change Management si intende un approccio strutturato al cambiamento negli individui, nelle organizzazioni e nelle società che rende possibile la transizione da un assetto corrente ad un futuro assetto desiderato. Il Change Management è uno strumento indispensabile per fornire competenze atte a riconoscere e comprendere il cambiamento e conseguentemente gestirne l'impatto umano.

Conclusioni

Quale futuro quindi per l’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale?

L’innovazione tecnologica rappresenta un’opportunità imperdibile per progredire come specie e sarebbe impensabile non adottare tali ritrovati. Bisogna ricordarsi però che comportano conseguenze reali e serve pertanto consapevolezza dei rischi.

Le nuove tecnologie come le AI non possono sostituirci completamente; esistono capacità legate all’intelligenza emotiva come l’empatia, la persuasione, la comprensione che continueranno a rimanere retaggio esclusivo della nostra specie. Queste abilità non possono essere ‘imparate’, in quanto non legate all'intelligenza quanto piuttosto alla consapevolezza.
L’uomo quindi non può essere completamente sostituito dalla macchina, certo è però che il suo ruolo viene trasformato; dobbiamo pertanto prepararci adeguatamente ai nuovi contesti (sopratutto lavorativi) per poter affrontare in sicurezza la transizione.

E’ l’etica che deve guidare lo sviluppo della tecnologie e della società: quindi non solo assicurare la riduzione delle disuguaglianze sociali, ma anche ricollocare i lavoratori che hanno perso il lavoro a causa del progresso tecnologico e migliorare la qualità della vita delle persone.
Dai dati di una ricerca del MIT Sloan e Boston Consulting Group che abbiamo il piacere di condividere, emerge che le aziende che riescono ad ottenere i migliori risultati economici dai loro progetti sono quelle che rinnovano il proprio modello di business mettendo le persone al centro. Un cambiamento radicale della Value Proposition e del modello operativo, che arriva proprio grazie alla decisione di porre la ricerca della sostenibilità come principale valore della cultura aziendale.

Speriamo che abbiate trovato interessante il nostro intervento: per noi è stato sicuramente entusiasmante realizzarlo. Se vuoi scaricare la presentazione dell'intervento, puoi scaricarla a questo link.

Ci vediamo nel prossimo articolo!

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