Molti dei nostri lettori avranno già piena consapevolezza di cosa si intende per "contabilità" e di quanto essa sia importante per una corretta gestione aziendale. La contabilità rappresenta infatti la storia economica di un’azienda e ne evidenzia lo "stato di salute". Ma dove inizia la storia della Contabilità? Beh noi di SAEP abbiamo pensato sarebbe stato interessante fare un po' di chiarezza sul passato di questo strumento e come si è evoluto nel tempo.
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Molti lettori di questo blog saranno già familiari con il concetto di Contabilità e della sua importanza. Ciò nonostante, abbiamo pensato che, fuori dall’incessante presenza della Contabilità nelle nostre vite (soprattutto quelle aziendali), pochi sono a conoscenza dell'incredibile storia di questo strumento e di come essa sia iniziata moltissimo tempo fa.

Una precisazione, seppur ovvia, è d’obbligo: nel caso tu non abbia sufficiente dimestichezza con questo concetto, per Contabilità si intende genericamente una serie di procedure di registrazione che hanno come oggetto movimenti e transazioni rilevanti per un'attività dal punto di vista economico; gli esempi più inflazionati di indagine contabile sono infatti le entrate e le uscite.

In un senso più ampio, la contabilità rappresenta la storia economica di un’azienda, tracciando e conservando i movimenti di tutte le operazioni commerciali e finanziarie.

Questo sistema di rilevazione continua può interessare un gran numero di aree di attività per un ecosistema aziendale e rappresenta uno strumento indispensabile per una corretta gestione d’impresa.

La contabilità però non si limita ad essere un mero registro di transazioni: infatti, raccogliendo e organizzando i dati secondo criteri prestabiliti, può fornire informazioni fondamentali per verificare lo stato di salute di un’azienda.

La contabilità è più vecchia dei calcolatori e persino delle prime industrie: tracce delle sue origini si possono ritrovare già in Grecia, in Egitto e nell’antica Roma, dove era incarnata dalla figura del rationale, coloro che che oggi chiameremmo "ragionieri".

I Romani furono infatti i primi a interessarsi a come quantificare la ricchezza, formulando un concetto di patrimonio espresso in termini monetari, nato grazie alla Ragioneria Romana.

Tra i primi teorici di quella branca di conoscenza che conosciamo oggi come ragioneria, la disciplina che ha originato il concetto di contabilità, possiamo annoverare infatti Platone, Socrate e Aristotele.

Ai tempi non potevano contare su strumenti di rilevazione efficaci come quelli che conosciamo al giorno d’oggi: tra i primi strumenti utilizzati per fare i calcoli, le tavole fenicie sono un chiaro esempio di come la tecnologia abbia fatto passi da gigante in questo senso.

I Romani, intuito quanto potesse essere importante tenere registri per i tributi e per il commercio, adottarono tutta una serie di libri contabili: tra questi, di cui il più noto è sicuramente il Codex rationum, si possono addirittura scorgere gli antenati dell’odierna prima nota, gli Adversaria, redatti ogni giorno unitamente ai libri di entrate e uscite, le cosiddette Tabulae.

Il Codex rationum però, sarà quello che più influenzerà la contabilità come la conosciamo oggi: in questo libro infatti, dotato di valenza giuridica a fini probatori, riportava per ogni entrata una data, una descrizione e gli importi corrispondenti. Ognuna delle pagine del Codex poteva rappresentare più rationes, ognuna corrispondente diversi campi di attività economica: il dibattito sui metodi contabili dell’Antica Roma è tutt’ora aperto presso gli storici, quello che è indubbio è che fossero piuttosto lungimiranti in materia.

Nel Medioevo, al mutare delle necessità sociali e con il progredire delle conoscenze nei campi di applicazione scientifica, la contabilità compie un altro passo in avanti. In questo periodo arriva in tutta Europa la numerazione araba, più semplice e immediata nell’uso dei numeri romani: questa innovazione viene introdotta dal matematico Leonardo Fibonacci nel 1202 grazie al suo Liber abbaci.

Questo trattato di matematica e aritmetica influenzerà enormemente lo studio di queste materie per i secoli venire: è bene considerare però, che il nome Liber abbaci non si riferisce allo strumento dell’abaco, quanto piuttosto, secondo le parole di Fibonacci stesso, ai metodi di calcolo più in generale.

Fino ad allora, nei secoli precedenti all’introduzione dei numeri arabi la produzione di testi di matematica in Italia prendeva il nome di libri o trattati d’abaco, in quanto questo strumento era fondamentale per i calcoli nel commercio.

Bisognerà aspettare però fino al XV secolo però per vedere introdotto il metodo che rivoluzionerà ulteriormente la contabilità, fornendogli lo strumento di registrazione per eccellenza, la partita doppia.

Fino ad allora, i fatti economici venivano registrati con il metodo della cosiddetta ‘partita semplice’, la quale prevedeva una serie di voci sotto le quali venivano annotate le operazioni: non esistendo allora un modo per incrociare le voci, era quindi impossibile ottenere riscontri o controlli sufficientemente accurati sulle informazioni inserite.

Questa innovazione è stata introdotta nel trattato Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalità, pubblicato nel 1494 da Fra Luca Bartolomeo de Pacioli, universalmente riconosciuto come il padre della ragioneria.

Affascinato dal rapporto indissolubile tra matematica pratica e teorica e anche grazie alle amicizie illustri come Leonardo da Vinci che ne hanno influenzato studi e ricerche, nel capitolo Tractatus de computis et scripturis del suo celebre libro, Luca Pacioli descrive la struttura e il concetto della partita doppia, già noto negli ambiti mercantili veneziani, attraverso le nozioni di dare, avere, bilancio ed inventario.

Le tecniche diffuse da Pacioli verranno poi approfondite dal monaco benedettino Angelo Pietra, il quale applicherà la partita doppia nella gestione quotidiana di un monastero.

L’approccio a quello che si potrebbe definire la contabilità moderna in Italia, lo si deve all'entrata in vigore del Codice Civile del 1942: nel Libro V infatti sono racchiusi gli obblighi civilistici e fiscali che oggi siamo tenuti ad osservare in materia di contabilità (seppur con qualche successiva modifica).

L’innovazione più recente e significativa in materia, la si deve alla IV direttiva CEE, emanata nel 1978: obiettivo di questa direttiva era l’armonizzazione della legislazione e delle norme dei paesi membri dell’Unione in materia di contabilità.

Le aree di intervento principali di questa direttiva riguardavano i principi contabili da adottare nella redazione del bilancio, il contenuto del bilancio e i necessari documenti accompagnatori e le modalità di pubblicazione degli stessi.

Questa direttiva è stata recepita in tempi diversi tra i paesi dell’Unione: l’Italia l’ha recepita solo nel 1991 ad esempio, quando invece la Francia già nel 1983.

Da allora, la contabilità e le sue metodologie continuano ad evolvere, sopratutto per quanto riguarda le tecnologie coinvolte: dal progressivo abbandono della carta in favore del software fino alle moderne funzioni contabili degli ERP, la contabilità è diventata più sicura e accurata, accorciando considerevolmente i tempi connessi alla registrazione dei fatti economico-finanziari.
Gli obbiettivi della contabilità però, nonostante i continui mutamenti legislativi che la riguardano, non cambiano: essi sono la rappresentazione quanto più fedele della realtà economica, dei suoi cambiamenti e delle ripercussioni sulle aziende e il loro lavoro.

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